Disorder: vs order.

17 Dic

Stavo girando per blog a caso e leggendo un post (questo) ho pensato: che bella persona equilibrata. Poi ho strabuzzato gli occhi perchè mi è partita una delle mie riflessioni sui massimi sistemi. Mi sono improvvisamente resa conto delle seguenti questioni:
A. Di come la mia vita prima così simile a quella descritta nel post, ordinaria, tranquilla, regolare e serena avesse preso una piega totalmente diversa, fino a diventare esattamente l’opposto.
B. Di come alla fine tendiamo sempre a qualcos’altro. Io ero serena, mi lamentavo della mia ordinarietà e sono diventata disordinaria. E adesso mi lamento dell’instabilità. Vivevo in una città morta e mi sono trasferita in una metropoli, per poi tornare in mezzo al nulla perché non sopportavo più il caos.
C. Che c’è un sacco di gente insoddisfatta come me, sempre alla ricerca di qualcos’altro.
Ma esaminiamo bene quello di cui parlo; in corsivo le parole di Sholina, che era come ero prima; le altre, cosa sono adesso:

Serenità è l’apparenza.
Vivo una vita perfetta: una concatenazione organizzata di lavoro, attività, impegni e divertimento, una sequenza ottimizzata di intenzioni pianificate e speranzose programmazioni.

Serenità è l’utopia.
Vivo una vita imperfetta: una concatenazione disorganizzata di lavoro, attività, impegni e poco divertimento, una sequenza totalmente casuale di mi sarebbe piaciuto ma non posso e inutili programmazioni.

Mangio sano, fumo pochissimo, bevo ancor meno; pratico attività fisica, nutro lo spirito, curo il corpo;rinsaldo i legami affettivi, coltivo nuove amicizie, recupero i rapporti con gli ex, quando è possibile; mi occupo della vita pratica, delle scartoffie, delle noiose faccende burocratiche.

Mangio di merda, fumo un casino, bevo ancora di più; non faccio attività sportiva, non nutro lo spirito, non curo il corpo; non mi ricordo dei vecchi amici, non ho tempo di coltivare nuove amicizie, i miei ex non voglio rivederli manco in foto, se possibile; non mi occupo più della vita pratica, delle scartoffie, delle noiose faccende burocratiche.

Cerco di migliorarmi, in tutti i modi. Vado persino in terapia.

Cerco sempre di peggiorarmi, anche fisicamente. In terapia non ci andrei neanche morta.

La parola d’ordine è ordinare. Riordino tutto: i capelli, il cervello, i cassetti, le pareti, gli spartiti, le agende e gli armadi; anche il maledetto Social Network.
Non c’è un angolo o uno spazio della mia vita che non sia stato riorganizzato o in via di rassetto.
Un meraviglioso e glaciale equilibrio pervade la mia persona e domina la mia esistenza.

La parola d’ordine è disorder. Non riesco a tenere ordinato niente: i capelli, il cervello, i cassetti, le pareti, gli spartiti, le agende e gli armadi; neanche il maledetto social network. Non c’è un angolo o uno spazio della mia vita che sia stato riorganizzato o anche solo lontanamente rassettabile.

Lobotomia è la sostanza.
Se un uomo desta il mio interesse, semplicemente, smetto di farmelo piacere, tanto so che sarebbe quello sbagliato. Nella consapevolezza di un’errata capacità di giudizio, la scelta fra il rischio e la ritirata propende categoricamente a favore di quest’ultima: non posso più permettermi di perdere perciò, nel dubbio, non gioco proprio.

Lobotomia sarebbe la soluzione.
Se un uomo desta il mio interesse, semplicemente, piatto ricco mi ci ficco. Nella consapevolezza di un’assente capacità di giudizio, la scelta fra il rischio e la ritirata propende categoricamente a favore della prima: tanto che ho da perdere (un casino, cazzo!!), meglio vivere di rimorsi che di rimpianti.

Il cuore, che prima correva all’impazzata, batte lento e stabile.
Più che un cuore pare un orologio svizzero, un meccanismo perfetto, controllato a vista dai tedeschi, rimbeccato di continuo da una suora di clausura scalza ed educato al galateo da una dissimulante precettrice inglese.

Il cuore, che prima batteva lento e stabile, adesso corre all’impazzata.
più che un cuore sembra una macchina lanciata a tutta velocità su un’autostrada nell’ora di punta, con l’accelleratore bloccato e i freni allentati.

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Ovvio che poi non siamo tutti uguali, che poi crescendo cambiamo, facciamo scelte, ci innoviamo o regrediamo…certo che vedere scritto nero su bianco com’ero a come sono sa un pó tra lo sdoppiamento di personalità e psyco. Aiuto, voglio scendere!

grazie a sholina per l’involontaria riflessione!

“I’ve been waiting for a guide to come and take me by the hand. Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man? These sensations barely interest me for another day, I’ve got the spirit, lose the feeling, take the shock away. It’s getting faster, moving faster now, it’s getting out of hand. On the tenth floor, down the back stairs, it’s a no man’s land.”

Joy Division – Disorder (1979)

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